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COME DARE ALLA FIGLIA DENARO PER IL MUTUO

Lunedì, 14 Luglio 2014

Mia figlia deve acquistare un immobile del valore di 220.000 euro. Una parte, 70.000 euro, vengono dati da me a titolo di regalo, per la restante somma viene stipulato un mutuo di 150.000 euro a nome di mia figlia restituibili a 15 anni. Come posso erogare i 70.000 euro a mia figlia per essere in regola?


È possibile immaginare diverse fattispecie, tutte riconducibili all'ipotesi prospettata.


1) il genitore dona direttamente alla figlia la somma di denaro, nell'esempio fatto pari a 70.000 euro, per atto pubblico notarile; la figlia procederà con altro atto notarile all'acquisto dell'immobile. Trattasi di donazione diretta (art. 769 e seguenti cc.) che richiede, a pena di nullità, il rispetto di un rigido formalismo (art. 782 cc: atto pubblico notarile in presenza di due testimoni). Accade di frequente che i genitori donino somme ai propri figli senza rispettare il formalismo imposto dalla legge: ad esempio, il bonifico bancario effettuato con addebito sul conto corrente dei genitori e accredito su quello del figlio beneficiario, giroconto, consegna di titoli all'ordine, assegni vaglia postali. Non è corretto procedere alla donazione diretta di denaro senza atto notarile: solo una donazione di modico valore, ex art. 783 cc, potrà essere validamente conclusa senza l'atto pubblico notarile. La carenza della forma solenne prescritta, comporterà un obbligo restitutorio a carico del beneficiario (salvo ulteriori fattispecie liberali).
Fiscalmente, la donazione diretta di denaro in linea retta, da genitore a figlio, fino ad un ammontare di 1.000.000 euro è attualmente esente da imposta di donazione.


2) il genitore paga, adempiendo all'obbligo altrui, il prezzo di acquisto dell'immobile a favore della figlia con ricognizione della liberalità. Si tratta della cosiddetta donazione indiretta (art.809 cc): è necessario inserire nell'atto di compravendita una dichiarazione in tal senso, perché in presenza di una prestazione gratuita, non si presume alcun intento liberale. La dichiarazione dovrà provenire dalla figlia, acquirente dell'immobile, che riconosce, all'atto di acquisto, che parte del prezzo (70.000 euro) gli è stata fornita dal genitore per liberalità. Può essere opportuno che intervenga in atto anche il genitore, per confermare la natura gratuita dell'attribuzione, rendendo così non revocabile la donazione effettuata. A seguito della sentenza della Suprema Corte del 12.5.2010, che esclude il rimedio restitutorio per le liberalità indirette collegate ad acquisti immobiliari, la fattispecie che prevede l'enunciazione in atto pubblico della liberalità indiretta non dovrebbe creare difficoltà.
Fiscalmente, le donazioni indirette collegate ad atti di trasferimento di immobili che già scontano l'imposta di registro o Iva, sono esenti da imposta di donazione ex art. 1 comma 4 bis D.Lgs. 346/90.


3) il genitore paga, adempiendo all'obbligo altrui, il prezzo di acquisto dell'immobile a favore della figlia con ricognizione della liberalità. La fattispecie è la medesima sopra esaminata ove il genitore paga direttamente al venditore la somma necessaria per saldare il prezzo (ad esempio: intesta direttamente l'assegno al venditore, senza farlo previamente transitare sul conto della figlia), ma nel rogito notarile non viene indicata la causa liberale. Nel rogito di vendita, pur dovendo il notaio tracciare in modo adeguato i pagamenti, non raccoglierà alcuna dichiarazione delle parti circa il perchè il genitore ha pagato per la figlia. La fattispecie è lecita, riconducibile all'adempimento del terzo ax art. 1180 cc.
Il rapporto tra genitore e figlia potrà avere origine dallo spirito di liberalità del genitore nei confronti del figlio (e allora si avrà donazione indiretta), oppure potrà comportare un obbligo di restituzione dei denari a carico della figlia.
Fiscalmente, la non enunciazione in atto della liberalità indiretta potrebbe creare problemi di coordinamento con l'art.56 bis D.Lgs. 346/90, che assoggetta ad imposta le liberalità indirette in presenza di una dichiarazione circa la loro esistenza, resa dall'interessato nell'ambito di procedimenti di accertamento dei tributi e se siano di valore superiore ad una certa soglia.

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