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COSA ACCADRA' ALL'AZIENDA DI MIO PADRE?

Lunedì, 16 Febbraio 2015

Sono proprietaria in parti uguali di una azienda in forma di società a responsabilità limitata insieme a mio padre che è amministratore unico e non intende, nonostante sia ormai anziano, abbandonare le redini della azienda. Mi domando che cosa possa accadere in caso di sua morte. Preciso che sono figlia unica.

Le informazioni che ha fornito sono un pò scarse per effettuare una valutazione precisa del suo caso, perciò la risposta sarà necessariamente generica. Innanzitutto occorre leggere attentamente lo statuto sociale per verificare quali siano le pattuizioni in caso di morte del socio. Se nulla di specifico in merito è previsto, e in mancanza di testamento, subentrano nella quota ereditaria gli eredi legittimi ovvero la moglie e i figli con la conseguenza che, per quota societaria caduta in eredita, si viene a creare una comunione ereditaria. Sotto il profilo successorio, ove pertanto si volesse evitare che la moglie (da sempre fuori dall'azienda) non subentri nella quota sociale, si può suggerire la redazione di un testamento che, pur nella massima tutela delle ragioni di legittima di tutti gli eredi, suddivida il patrimonio in modo da evitare ingerenze nell'ambito societario.

Dal punto di vista prettamente fiscale, si tenga presente che cadrà in successione la quota sociale e che la moglie e i figli hanno attualmente una franchigia esente da imposta di successione fino ad euro un milione per ciascuno di essi (occorrerà valutare pertanto se il valore della quota sociale unita agli altri beni della persona di cui si tratta, portano a un valore superiore alla franchigia). Oltre a tale valore si pagherà il 4% sulla differenza per ciascun erede.

Per quanto concerne l'amministrazione, è evidente che tutto il potere gestionale e di rappresentanza della società è oggi concentrato nelle mani di suo padre e nel caso di decesso dello stesso, l'assemblea dovrà essere convocata per nomina dell'organo amministrativo. Ove l'attuale amministratore e i soci ne ravvisassero la necessità, si potrebbe valutare di passare dall'attuale amministratore unico a una forma amministrativa che permetta una amministrazione plurima.

Questo permetterebbe a lei socia -attualmente non amministratrice - di avere un proprio potere decisionale parallelo che possa essere di aiuto nella gestione dell'unico amministratore in carica.

Resta inteso che, nel caso di morte di uno degli amministratori, l'assemblea dovrebbe sempre intervenire per procedere alla nomina del nuovo organo amministrativo.

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