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DONAZIONI DI CASE E COMPAGNA STRANIERA

Lunedì, 12 Gennaio 2015

Mio padre possiede un immobile con due appartamenti uguali. In uno abita mia sorella da più di 20 anni con un contratto a uso gratuito, l'altro non è mai stato messo in affitto: mia sorella non voleva perchè il denaro sarebbe venuto in mio possesso. Tasse e spese di manutenzione sono state pagate tutte da mio padre.

Mio padre è in pensione ed essendo aumentate le tasse IMU, TASI (500 euro annui) non riesce più a sostenerle e vorrebbe donare un appartamento ciascuno. Io abito a casa di mio marito e mi ritrovo a pagare 2500 euro annui di spese. Ora posso chiedere a mio pafre dei soldi dato che mia sorella non ha pagato mai niente e ha usufruito di uno degli appartamenti?

Suo padre, avendo attualmente la titolarità del proprio patrimonio e in particolare dei due appartamenti, ha in vita la totale disponibilità del medesimo e la libertà di poter decidere cosa farne. Può infatti tenere gli appartamenti per sè o può decidere di donarli, può affittarli o darli in comodato gratuito, come ha deciso per quello dato a sua sorella. Così anche per il denaro, per i titoli e per gli altri beni. Venendo alla situazione descritta, occorre chiarire che il comodato è un tipo di contratto che ha connaturata in sè la gratuità e che tale caratteristica lo esclude dal novero delle donazioni - liberalità, ancorchè indirette. La conseguenza sul piano giuridico è che l'arricchimento del beneficiario non è soggetto alle regole della donazione con particolare riferimento all'imputazione alla quota ereditaria e all'azione di riduzione. Altrettanto per le tasse e le spese di manutenzione che competono al proprietario dell'immobile e che suo padre ha volontariamente sostenuto. Quindi ciò che sua sorella avesse ricevuto in termini di risparmio di canone locatizio o di mancato pagamento di spese e di tasse non potrà in alcun modo essere oggetto di una pretesa che lei intendesse eventualmente avanzare, fermo rimanendo che tale pretesa non potrà in alcun modo essere fatta valere in questo momento ma solo ed eventualmente in sede ereditaria. In altre parole per la vicenda che ha sottoposto alla nostra attenzione, a Lei non compete nè in questo momento nè in futuro alcuna somma nè nei confronti di suo padre nè in quelli di sua sorella. Altro è o sarà se suo padre decidesse spontaneamente di contribuire alle spese e alle imposte per l'appartamento che dovesse donarle.

Desidero sapere se la mia compagna ed io possiamo effettuare un contratto di convivenza. Io sono separato legalmente e sto aspettando il divorzio. E' possibile stipulare un contratto di convivenza anche se lei non è italiana e non ha il permesso di soggiorno? Con questo patto lei può stare regolarmente in Italia?

La risposta pone una distinzione tra l'ipotesi in cui la sua convivente sia o meno cittadina dell'Unione Europea (non ravvisandosi all'interno della Ue alcuna distinzione tra cittadini italiani e non italiani). Nel primo caso infatti non si pone alcun problema. Diversamente occorre ragionare nel caso in cui la sua compagna sia extracomunitaria. In questo caso infatti, per stipulare validamente qualsiasi tipo di contratto occorre che la sua compagna sia in regola con il permesso di soggiorno (e normativa di riferimento). Nel caso, poi, che non abbia il permesso di soggiorno occorrerà verificare la condizione di reciprocità ovvero sarà ammessa a stipulare tutti e solo quei contratti che il cittadino italiano è autorizzato a stipulare nel paese di cittadinanza della sua compagna. Nel caso in oggetto, pertanto, occorrerò verificare se il cittadino italiano possa stipulare nella nazione di provenienza della sua compagna un atto nella sostanza, simile al contratto di convivenza che voi intendete stipulare in Italia. Nessuna legge italiana riconosce al convivente "more uxorio" straniero un automatico diritto di soggiornare in Italia, quindi anche l'eventuale stipula del contratto di convivenza non sarebbe idonea a legittimare la permanenza della sua compagna in Italia in mancanza di altri requisiti previsti dalla legge.

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