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FIGLI EREDITANO CASA SENZA UN TESTAMENTO

Lunedì, 30 Giugno 2014

In caso di morte di entrambi i genitori - deceduti senza lasciare testamento e il cui unico bene era rappresentato dalla casa di abitazione, che è stata ereditata in parti uguali dai sei figli - i quattro fratelli che non abitano nella casa possono pretendere che gli altri due (dei quali uno disabile), che invece vi dimorano, lascino l'abitazione al fine di "monetizzare" la rispettiva quota di eredità?


A seguito della morte (in tempi diversi, si suppone) di entrambi i genitori senza che abbiano lasciato alcuna disposizione testamentaria, si è venuta a creare fra i figli una "comunione ereditaria", cioè una situazione di comproprietà in cui ogni figlio è proprietario, in comunione e pro-indiviso con gli altri fratelli, di una quota pari ad 1/6 dell'intero.


Si applicheranno in tale circostanza le norme del codice civile dettate in tema di comunione, e così in particolare:


- l'articolo 1102, I comma, che dispone che ciascun partecipante (si intende: alla comunione) può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione, e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto;


- l'articolo 1111, che prevede il diritto di ciascuno dei partecipanti di richiedere, in ogni momento, lo scioglimento della comunione, e ciò - ove non si trovasse un accordo bonario

- anche ricorrendo al giudice ed instaurando una vera e propria "causa" di divisione (l'autorità giudiziaria può, in tal caso, stabilire una congrua dilazione, in ogni caso non superiore a cinque anni, se l'immediato scioglimento può pregiudicare gli interessi degli altri partecipanti);


- l'articolo 720, che stabilisce, per il caso di immobili non comodamente divisibili, e cioè che non possano essere "frazionati" in porzioni di fatto corrispondenti alle quote di diritto, che gli stessi siano assegnati preferibilmente ad uno dei coeredi che ha diritto alla quota maggiore o ad uno o più coeredi che ne facciano richiesta, ovviamente pagando un corrispettivo per la quota degli altri; o, infine, se nessuno dei coeredi è disposto a ciò, dando luogo alla vendita all'asta (in tale ipotesi, ovviamente, la divisione verrà fatta sul denaro incassato dalla vendita).


Non esiste quindi alcun diritto per i due fratelli che dimorano nell'abitazione ereditata, se gli altri fratelli non abbiano acconsentito, magari con la stipula di un contratto che conceda il godimento esclusivo della cosa comune ai medesimi, quale potrebbe essere un contratto di locazione o "affitto" (godimento a fronte di un corrispettivo) o di comodato (concessione di godimento gratuito) di "usufruirne" a preferenza e contro la volontà degli altri. Esisterà solo, trattandosi di beni ereditati, il diritto di prelazione previsto dall'articolo 732 del codice civile che impone al coerede che voglia vendere la propria quota a un estraneo, di notificare la proposta di alienazione agli altri coeredi i quali avranno il diritto di acquistare tale quota in preferenza rispetto all'estraneo, a parità di condizioni.

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