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HO DIVORZIATO: LA MIA COMPAGNA CHE DIRITTI HA?

Lunedì, 9 Settembre 2013

Due anni fa ho divorziato dalla mia prima e unica moglie (dalla quale ho avuto due figli, oggi entrambi maggiorenni) dopo una separazione consensuale di 7 anni e un matrimonio durato 12 anni. Da 5 anni convivo stabilmente con la mia compagna in una casa di abitazione di mia esclusiva proprietà. Qualora dovessi venire a mancare, la mia compagna può continuare a godere dell'abitazione vita natural durante o devo fare qualcosa per poterle garantire questo risultato?


In caso di morte di uno dei membri della coppia convivente, la legge in vigore non prevede alcuna tutela specifica per il partner superstite. Questa lacuna appare ancora più paradossale se si fa un confronto tra la protezione oggi offerta dalla norma al convivente superstite in caso di rapporto di conduzione (affitto) sulla casa familiare e quella, appunto, del convivente del defunto titolare del diritto di proprietà. Infatti nel primo caso - quello del convivente defunto che fosse soltanto conduttore dell'immobile - la decisione n. 404 del 1988 della Corte Costituzionale fornisce al convivente superstite una forma di tutela, facendolo subentrare automaticamente (e anche contro la volontà del proprietario locatore) nel rapporto di locazione come conduttore; nel secondo caso - quello del convivente defunto che fosse addirittura proprietario - l'ex partner superstite, in assenza di apposite disposizioni al riguardo da parte del defunto, dovrà"fare le valigie". Per la casa in affitto è stata la stessa Corte Costituzionale a dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'art. 6 della legge sull'equo canone, nella parte in cui non prevedeva che, in caso di morte del conduttore di un immobile adibito a uso abitativo, gli succedesse nel contratto il convivente superstite. Il convivente “more uxorio”, dunque, in virtù della disciplina di cui all'art. 6 citato, succede nel contratto indipendentemente dalla circostanza che manchino eredi del conduttore e dunque anche in presenza di figli legittimi del conduttore convivente.
Appare evidente, invece, che in caso di decesso del convivente proprietario soltanto gli strumenti dell'autonomia privata (e quindi, in primo luogo, contratto o testamento) potranno venire incontro alle esigenze (abitative e non) del partner superstite nel rapporto di convivenza more uxorio.
Al riguardo, la prima soluzione immaginabile è, ovviamente, quella di disporre della casa di abitazione a favore del proprio partner tramite un testamento o una donazione, che potranno avere ad oggetto non solo il diritto di proprietà ma anche, ad esempio, un diritto reale più limitato come l'usufrutto o l'abitazione.
Tuttavia la scelta dell'uno piuttosto che dell'altro strumento negoziale, può essere adeguatamente effettuata solo tenendo presente la complessiva situazione familiare e patrimoniale dei soggetti coinvolti nella vicenda. Infatti la stabilità e la sicurezza di una disposizione testamentaria o donativa a favore del convivente superstite dipendono da tutta una serie di fattori, ed in primis dalla presenza o meno di legittimari del defunto (si pensi, ad esempio, ai figli se non addirittura al coniuge, qualora il convivente defunto fosse legalmente separato e non ancora divorziato), nonché dalla sufficienza del suo residuo patrimonio a soddisfare le aspettative ereditarie dei legittimari medesimi.
Ecco perché, allo stato attuale tanto della legislazione quanto dell'evoluzione giurisprudenziale in materia, per un'efficace tutela successoria del convivente superstite è quanto mai opportuno l'intervento di un professionista del diritto (tra cui senz'altro il notaio) che faccia un'adeguata valutazione tecnica di tutti gli aspetti del singolo caso portato alla sua attenzione, e sia pertanto in grado di dare ai propri clienti tutti i consigli necessari per evitare (ovviamente nei limiti del possibile e del giuridicamente lecito) future, sgradevoli, sorprese e soprattutto per prevenire lunghe e costose controversie successorie.

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