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I DIRITTI DI MIO FIGLIO E DELLA SUA COMPAGNA

Lunedì, 11 Novembre 2013

Ho acquistato un appartamento dove attualmente risiedo con mio figlio. Se in un domani mio figlio trovasse una compagna, e dall'unione nascesse un bimbo, che diritti avranno questi ultimi due, abitando nel mio appartamento, in caso di disaccordo con mio figlio?

Il quesito posto dalla lettrice coinvolge problemi spinosi.

Partiamo dal concetto di "casa familiare" intesa come centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare e quindi di immobile che costituisce il punto di aggregazione della famiglia durante la convivenza. In caso di crisi della coppia, sia che si tratti di "coppia matrimoniale", sia che si tratti di "coppia di fatto", il problema dell'assegnazione della casa familiare, in presenza di figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti, viene giudizialmente risolto in modo da tutelare il diritto del figlio a conservare l'ambiente domestico ("Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli" - articolo 155-quater Codice civile applicabile in caso di separazione e divorzio, nonchè nei procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati ex articolo 4, comma 2, L. 54/2006 sul cd. "affido condiviso") ovvero con l'assegnazione della casa al genitore affidatario.

Nel caso di immobile di proprietà di terzi condotto in locazione, la legge 392/78 all'articolo 6, prevede espressamente la successione nel contratto del coniuge a cui il giudice attribuisce il diritto di abitare la casa familiare, successione che si ha anche a favore del convivente in presenza di prole (Corte Costituzionale n. 404/1988).

Nel caso di immobile di proprietà di terzi concesso in godimento gratuito, ricorre la figura del contratto di comodato chiamato anche "prestito d'uso": laddove il comodato sia stato concesso affinchè i comodatari adibiscano il bene a casa familiare il comodante cioè il proprietario dell'immobile è tenuto a consentire il godimento per l'uso previsto dal contratto, anche in caso di avvenuta separazione della coppia. Pure nell'ipotesi in cui l'immobile venga concesso in comodato al figlio e questi successivamente si unisca in matrimonio o inizi una convivenza more-uxorio, e decida di destinare l'immobile a residenza della neo costituita famiglia, non rimane esclusa l'assegnazione giudiziale della casa familiare in comodato al genitore affidatario dei figli minori o convivente, con figli maggiorenni economicamente non autosufficiente. E il provvedimento non sembra inopponibile al comodante: il fondamento del diritto del figlio al godimento dell'immobile, riposa infatti negli obblighi di contribuzione e mantenimento di cui all'articolo 143 del Codice civile, negli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione di cui agli articolo 147 e 315-bis del Codice civile, relativi rispettivamente alle coppie sposate e non sposate, nonchè nel valore costituzionale di tutela della filiazione (art. 30 Costituzione). Rimane il problema di capire entro quali limiti il comodante/proprietario possa richiedere la restituzione del bene: due orientamenti contrastanti della Corte di Cassazione, il primo (sentenza n. 4917/2011) che prevede la possibilità di richiedere la restituzione del bene solo in caso di "urgente e impreveduto" bisogno del comodante (applicabilità dell'art. 1809, comma 2 Codice Civile) ed il secondo (sentenza n. 15986/2010) che qualifica il rapporto di prestito tra il proprietario del bene e la coppia come comodato cosiddetto "precario"con conseguente possibilità per il proprietario di richiedere in qualunque momento la restituzione del bene, sono alla base di un rinvio alle Sezioni Unite della suprema corte con ordinanza interlocutoria della Sezione III Civile del 17 giugno 2013.

Detto ciò, si suggerisce di assumere un comportamento prudente e di rivolgersi a professionisti qualificati per assumere le necessarie cautele, in quanto il fatto che in questo caso il prestito d'uso non interesserebbe l'immobile nella sua totalità, ma solo in parte, non mette al riparo dai rischi.

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